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#BuoneNotizie | Se la montagna è più di una terapia

Per bere, cucinare, irrigare, produrre energia elettrica per le nostre case e per l’industria abbiamo bisogno delle montagne. Della loro acqua. E talvolta ci sono necessarie anche per la loro funzione terapeutica. Nel 2002 in occasione dell’Anno internazionale della montagna, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite decise che a partire dall’anno successivo, l’11 dicembre sarebbe stato la “Giornata internazionale della montagna” (IMD). Un’occasione da cogliere per darle un po più di voce e raccontare le tante storie poco note che la vedono come protagonista. Qui voglio ricordare il suo ruolo sociale e inclusivo.

Stacy Bare, soldato americano che ha fatto la guerra in Iraq, racconta a Frederick Reimers, giornalista di Outside che nel 2006, tornato da Baghdad, si trovò a fronteggiare una serie di problemi: alcolismo, dipendenza da cocaina e tendenze suicide. Quattro anni dopo, un collega veterano lo portò ad arrampicare sul First Flatiron a Boulder, Colorado; da quel momento le cose iniziarono a cambiare.

«Se non avessi cominciato ad arrampicare, probabilmente sarei un’altra triste statistica», dice Bare. «La concentrazione che richiede l’arrampicata mi ha permesso di lasciare a terra i miei problemi».

Arrampicare è stato un passaggio chiave nella vita di Bare, che da allora si occupa di studiare e proporre la terapia dell’avventura. “Passaggio Chiave” è anche il nome di un gruppo che riunisce alcune realtà terapeutiche e una scuola d’alpinismo del CAI Lombardia, Alpiteam.

«Il nostro obiettivo – mi racconta Beppe Guzzeloni di Alpiteam –  è quello di accompagnare in montagna coloro i quali vivono esperienze di disagio. Siamo convinti che la montagna e l’alpinismo possono diventare “elementi di protezione” per coloro che vivono “sprotetti” la loro vita».

In Italia sono numerose le realtà terapeutiche, soprattutto quelle che si occupano di disabilità e di psichiatria, che utilizzano la montagna come strumento terapeutico con finalità riabilitative. Quasi tutte operano, si riconoscono e si scambiano esperienze all’interno di una rete che si  chiama Montagnaterapia.  E ancora la montagna diventa un mezzo per (ri)educare alla libertà da (ri)conquistare dopo anni, a volte decenni, passati in carcere.

Così dalla collaborazione tra la sezione CAI “Elso Biagi” di Massa, la Casa di reclusione di Massa e l’assessorato alle politiche sociali del Comune è nato il progetto “Sentieri di libertà”. Obiettivo: la manutenzione dei sentieri della Alpi Apuane e aggiungere tassello utile al percorso di reinserimento sociale. Anche nell’Appennino reggiano vi è stata una esperienza simile, in cui detenuti hanno seguito un corso di formazione per addetti ai sentieri e poi conseguito l’attestato di operatori del verde.

Insomma l’incedere lento, passo dopo passo, proprio del camminare in montagna è il ritmo ideale per ritrovare se stessi, per uscire da momento di difficoltà, per stare meglio.

Nella giornata della montagna vale però la pena spendere due parole anche su altri aspetti che la rendono importante per l’uomo e per il pianeta.

Un quarto della superficie terrestre è fatta di montagne che ospitano il 12% della popolazione mondiale. Oltre il 50% della popolazione del pianeta dipende dall’acqua della montagna. Se guardiamo all’Italia (fonte Istat) le Terre alte sono pari al 54,3 per cento del territorio e vi risiede il 18,2 per cento della popolazione. Le Alpi sono la falda d’Europa e, secondo un report di qualche anno fa, forniscono il 40% dell’acqua dolce alle popolazioni europee. Le  montagne, da cui dipendiamo per tanti aspetti, sono scrigni di biodiversità in un ambiente fragile, tra quelli che risentono maggiormente del cambiamento climatico (basta pensare allo scioglimento dei ghiacciai).  Ecco perché non possiamo permetterci di non tutelarle dal consumo spregiudicato delle risorse e dallo scempio dell’ambiente.

Le terre alte sono piene di storia e cultura. L’antropologo Annibale Salsa, afferma che

“in termini di geografia fisica la montagna non è marginale e nel corso della storia le Alpi erano al centro d’Europa, fino all’800. Poi cominciano a diventare marginali.”.

Oggi questa marginalità si sta rovesciando. Le montagne sono un mondo vivo e che riserva alcune sorprese. Per esempio ci accorgiamo che in Italia – con un tasso di imprenditorialità più alto della media, caratterizzato da un’economia leggera e da start up innovative – rappresentano una scommessa per l’economia del nostro paese (Marco Baldi, Marco Marcantoni, «La ‘quota’ dello sviluppo. Una nuova mappa socio-economica della montagna italiana», Franco Angeli).

Se ci avviciniamo ancora un po’ cogliamo che le nostre Alpi sono uno straordinario laboratorio di innovazione sociale, in cui si sperimentano nuove forme e processi dell’abitare e dei rapporti con il contesto ambientale locale. Da questo punto di vista, è interessante il fenomeno dei “montanari per scelta” e dei “montanari per forza”. I primi sono quelli che abbandonano la città per motivi esistenziali perché amano la montagna e quelli che vi scorgono opportunità imprenditoriali, spesso quasi sconosciute ai nativi. La maggioranza dei montanari per forza è costituita da stranieri residenti in Italia (pari a un quinto del totale degli stranieri residenti nel nostro paese, secondo una elaborazione Uncem su dati Istat) che scelgono la montagna per necessità perché in cerca di migliori condizioni economiche. Tra i “montanari per forza” ci sono anche i richiedenti asilo, alcuni territori di montagna hanno mostrato la capacità d’accoglienza e elaborato risposte concrete a questo fenomeno.

Si veda per esempio la storia della cooperativa sociale K-Pax di Breno (Brescia), in Val Camonica. E ancora, nel nostro paese, la percentuale di volontari nei territori montani è significativamente più elevata che in pianura (rispettivamente 112 volontari contro 73 ogni mille abitanti). Un scommessa, quella della montagna, che se giocata con intelligenza e lungimiranza può fare delle terre alte un modello a cui tutta l’Italia può fare riferimento.

Tra le tante iniziative in programma oggi, voglio però citare quelle che si svolgono nelle zone di montagna colpite dal sisma: il CAI ha organizzato escursioni in alcuni dei luoghi simbolo del terremoto (sul Monte Vettore, agli Stazzi di San Lorenzo di Amatrice e a Norcia); iniziative volte a esprimere vicinanza e nate per sostenere la ferma determinazione dei degli abitanti di quei luoghi di mantenere le proprie radici e costruire il futuro.

Luca Calzolari

 

Articolo pubblicato originariamente sul blog Buone Notizie del Corriere della Sera il 11 dicembre 2016 a questo link.

 

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